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	<title>VivoFerrara -  il blog collettivo della società civile ferrarese &#187; sanamente</title>
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		<title>Indecisione: quando i “non so” paralizzano la vita</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 21:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si prende in esame un argomento così importante come l’indecisione non si può fare a meno di rievocare quella famosa parabola medievale, a me tanto cara per i suoi contenuti fiabeschi, chiamata “L’asino di Buridano”. In tale novella si racconta che un asino, accovacciato in perfetta simmetria tra due mucchi di fieno e due secchi colmi di acqua fresca, nonostante fosse affamato e assetato &#8211; posto a uguale distanza dall’acqua e dalla biada &#8211; non c’era niente che lo spingesse ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. L’animale, indeciso su come cominciare, mangiare o bere, restò fermo e morì dopo poco tempo.</p>
<p><strong>L’individuo indeciso è po’ come “l’asino di Buridano”, non sa se è meglio prendere o lasciare, fare o non fare, dire o non dire, restare o andare:</strong> prigioniero dei suoi stessi pensieri si annulla completamente nell’inazione. Ma anche quando sceglie &#8211; pensa di essere libero &#8211; molto spesso è pilotato da schemi di pensieri fissi e modalità comportamentali che appartengono ad altri tempi, ad altri personaggi che hanno già scelto per lui. Il pensiero, infatti, difficilmente procede in maniera lineare o da sé. Deve passare attraverso sentimenti ed emozioni particolarmente complesse che spesso lo influenzano.</p>
<p>In ogni momento della vita l’età, le situazioni, il tono dell’umore e lo stato emotivo condizionano la qualità del processo decisionale anche se in quel frangente l’unica attività è solo il pensare. Nello specifico possiamo dire che l’indecisione è un processo che riguarda più l’ambito del fare e, quindi, della rinuncia in generale. In certi casi è sana e utile, può essere un momento creativo in cui una giusta riflessione &#8211; aprendo la mente &#8211; permette di sviluppare maggiori conoscenze e prelude a soluzioni vantaggiose, ma può anche diventare un limite, una fonte di disagio, in quanto si rimane sempre fermi, immobili, bloccati in una indifferenza neghittosa… con un pugno di mosche. Quando il fenomeno diventa abituale si corre il rischio di impantanarsi nell’immobilismo, dimenarsi nelle tetre paludi del dubbio e, cosa più grave, sostare nell’orbita della dipendenza altrui.</p>
<p><strong>Attraverso il processo decisionale, invece, si esprime la vera personalità e si esce dal conformismo:</strong> si diventa liberi, spontanei, originali, artefici di se stessi. La difficoltà a prendere decisioni, fare delle scelte, complica enormemente tutti gli aspetti dell’esistenza umana. Ostacola la crescita, rende mediocri e blocca completamente lo sviluppo emotivo, conduce ad innumerevoli insuccessi e sconfitte &#8211; soprattutto nei rapporti interpersonali &#8211; e concorre alla repressione dei sentimenti, creando in tal modo tutti i presupposti per un cattivo stato di salute. Ogni indecisione, di natura maligna, facilita e produce sentimenti di impotenza, frustrazione, invidia, collera, amarezza, disperazione senza rimedio. Tutte le volte che si attiva un atteggiamento di rinuncia, molti tratti della personalità si annullano, si spengono e si “atrofizzano”, non sono più disponibili per il soggetto. Tutto ciò produce ansia, unita a un senso di profonda insensibilità e di vuoto (tristi, stanchi e depressi). Ogni decisione, al contrario, se presa liberamente, fa sentire vivi, vitali, in contatto con i propri gusti e i propri valori. L’indecisione comunque non è un fenomeno genetico: indecisi non si nasce si diventa.</p>
<p>Prendere una decisione, dovrebbe essere fonte di benessere, di soddisfazione, ci si sente liberi dai vincoli del passato (si esce dal gregge), accresce l’autostima, integra e unifica aspetti diversi della personalità, ma il più delle volte, purtroppo, in certi momenti esistenziali, quando le difese psicosomatiche sono al minimo storico, provoca, fastidio, tristezza e dolore: i timori di sbagliare e di soffrire complicano davvero la capacità decisionale.</p>
<p><strong>Diventa un’impresa difficile quando i processi mentali sono tormentati da insoddisfazion</strong>e, da pensieri fissi, da una continua attesa, da illusioni, da eterne lamentele, da fatica eccessiva. La stima e la fiducia di sé condizionano enormemente il processo decisionale. Molti sono gli atteggiamenti che possono favorire questa paralisi strisciante e spingere ad un cattivo uso del pensiero: non fare nulla, infatti &#8211; oltre ad essere un perfetto alibi &#8211; non si rischia assolutamente di soffrire, una scelta può scontentare qualcuno e allora è meglio non prendere posizioni, essere sempre perfetti in ogni situazione è talmente faticoso che forse non prendere nessuna decisione è la cosa migliore. Se questo fenomeno diventa un unico modus vivendi, un vero e proprio stile di vita, tutte le tensioni si scaricano sull’unità psicosomatica. L’esitazione cronica ripercuotendosi sul corpo e sulla mente produce, nel tempo, anche disturbi piuttosto gravi.</p>
<p>Tutta l’energia bloccata (agitazione, contrazione, tensione), cortocircuita nel corpo e, insistentemente, cerca una via per scaricarsi, si esprime attraverso: stanchezza cronica (l’energia si consuma e brucia velocemente), colite (l’incertezza provoca sensi di colpa, contrazioni, spasmi), ansia (anticipa un ipotetico errore o veri e propri disastri esistenziali), vertigini e svenimenti (le scelte sono a senso unico, troppo rigide, un modo per sottrarsi ad una realtà invadente, temuta e non voluta), cefalea (cervello iperattivo, il sangue ristagna nei vasi).</p>
<p><strong>Cosa fare</strong>. Anche in questo caso la “volontà”, il “potere razionale”, la “forza del pensiero”, qualsiasi sforzo, serve a ben poco, perché in queste condizioni psicosomatiche si è talmente tesi e contratti da non essere più spontanei, liberi, rilassati e sereni nel prendere una decisione, anche la cosa più banale diventa un’impresa titanica (sono vantaggiose tutte quelle metodiche terapeutiche che allentano le tensioni e la rigidità in generale). Prendere una decisione, inoltre, significa essere più sicuri e in sintonia con se stessi: pensieri sentimenti, valori (rispettare più se stessi, accorgersi veramente di se stessi… sentire, percepire gli stati d’animo, non abbandonarsi agli automatismi).</p>
<p>Qualsiasi decisione, poi, coinvolge sempre il tempo presente, non riguarda il passato tanto meno il futuro, solo l’istante ha valore. Lasciarsi influenzare dal passato e dal futuro (esperienze passate o quello che accadrà), lasciarsi fagocitare dai contenuti di questi tempi, significa perdere il contatto con la realtà, perdere la consapevolezza e il legame con le proprie sensazioni… non essere più padroni del processo decisionale (il passato &#8211; non esiste più &#8211; è pieno di sensi di colpa mentre il futuro &#8211; che deve ancora venire &#8211; è colmo di ansia e tormentato da ipotetici disastri). La decisione, inoltre, è prerogativa e privilegio di ogni essere umano per cui è meglio evitare di coinvolgere altre persone… che ne sanno realmente gli altri dei nostri veri desideri, sensazioni, passioni!</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Tristezza… la grande oppressione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 21:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tristezza è uno stato d’animo variabile e davvero singolare: un grigiore malinconico paralizzante, una nube completamente scura che offusca e allontana anche i momenti più belli, una visione della vita in bianco e nero che, lentamente, giorno dopo giorno, si impossessa dell’esistenza umana in maniera subdola, devastante e, il più delle volte, in forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tristezza è uno stato d’animo variabile e davvero singolare: un grigiore malinconico paralizzante, una nube completamente scura che offusca e allontana anche i momenti più belli, una visione della vita in bianco e nero che, lentamente, giorno dopo giorno, si impossessa dell’esistenza umana in maniera subdola, devastante e, il più delle volte, in forma stabile.</p>
<p>Una vita apparentemente senza senso, senza speranza, una sensazione di invisibilità, di impotenza, di trascuratezza, di grande rassegnazione e, soprattutto, segnata da una felicità incerta o piuttosto fugace.</p>
<p><strong>I riti forzati e le abitudine quotidiane, oltre a preparare un terreno per la disistima, spengono e pietrificano la mente tormentata</strong>. E’ una condizione di sofferenza, passeggera per i più fortunati, di grande prostrazione psicosomatica connessa a delusioni e a situazioni negative vissute sempre in tempo reale (la tristezza si affaccia quando la vita procede su un binario che non tiene conto delle esigenze reali… una rinuncia a vivere). Il morale è completamente a terra, appesantito da continue rinunce e da un pensare negativo che, paradossalmente, diventa l’unico conforto: l’agire pessimistico è talmente radicato che non si intravede all’orizzonte nessuna via d’uscita a questo dolore prolungato. Lo stato di abbattimento affettivo, opprime profondamente l’esistenza e quei pochi comportamenti “finti” realizzati, in contrapposizione alla spontaneità, sono intrisi di insoddisfazione, stanchezza cronica e di profonda apatia.</p>
<p>Tale sentimento, comunque, pur ostacolando le normali attività quotidiane, a differenza della depressione vera e propria che isola completamente il soggetto dal suo ambiente, non impedisce di vivere una vita più o meno normale: le cose sono realizzate con fatica, accompagnate sempre da un senso di infelicità, inutilità, amarezza e pessimismo. Un dramma che spesso emerge quando il vissuto è costellato da continue delusioni e, a livello sociale, ci si ostina a tenere in vita rapporti sbagliati, soffocanti che mortificano la propria personalità perché vissuti con un senso di estraneità e di distacco (dire sempre “sì” favorisce le relazioni malate); si è perso, da tempo, il piacere della relazione, dell’autonomia e il senso vero dell’autenticità.</p>
<p><strong>Si perde il comando della propria esistenza</strong>, si diventa gregari, non più protagonisti ma solo comparse della propria vita, lasciando in tal modo che il “personaggio fasullo” che si incarna decida e prenda il sopravento nella guida del proprio destino: lentamente, per il quieto vivere, per la paura di sbagliare, si sta rinunciando alla vita e ai propri desideri, lasciando il comando a quel “censore” interno che pilota i vari comportamenti, al proprio “stile di vita” o a un modello di vita rigido disegnato da altri. Quante idee e convinzioni, infatti, non ci appartengono in maniera genuina, ma piuttosto arrivano dall’interiorizzazione di dettami dell’infanzia.</p>
<p>Quando finisce l’infanzia, però, questi dettami non sono “evaporati” ma inesorabilmente si sono concretizzati in stili di vita, modi di reagire e schemi mentali (tratti che caratterizzano la personalità, unica ed irripetibile). La sofferenza di chi è triste è talmente evidente, palpabile e visibile che per i non addetti ai lavori, i termini “tristezza” e stato “depressivo” sono diventati praticamente sinonimi. Nonostante il soggetto abbia la sensazione di essere colpito pesantemente dal “malocchio”, di essere sfortunato, angosciato dal male e dall’ingiustizia, difficilmente manifesta in maniera spontanea un sentimento di rabbia o di frustrazione: non esprimersi mai e cancellare ogni negazione dal proprio linguaggio verbale indebolisce e fa ammalare (spegnendo la vita si tiene a bada anche la rabbia). La persona triste, paradossalmente, suscita facilmente negli altri grande ammirazione e particolare simpatia. Ciò è dovuto al fatto che essa, proprio perché difficilmente esprime sentimenti di rabbia e giudizi di valore, appare in ogni momento generosa, sensibile e comprensiva verso le manchevolezze altrui. Come la psicosomatica insegna, anche il sentimento di tristezza può influenzare il corpo (spia del malessere).</p>
<p><strong>Uno stato emotivo piuttosto intenso, infatti, se non ascoltato, può caricare di stress l’organism</strong>o e impedire, attraverso uno squilibrio bio – chimico, all’organismo di funzionare come dovrebbe realmente. Quando l’umore diventa ballerino, infatti, sarà il corpo a farne le spese attraverso: l’apparato muscolo – scheletrico (mal di schiena, cefalea), l’apparato cardiocircolatorio (tachicardia, ipertensione), l’apparato respiratorio (asma, raffreddori frequenti), il dolore allo stomaco (ulcera), il calo del desiderio sessuale (impotenza generale), il sistema immunitario (più esposti a malattie). Cosa fare. Il benessere (la voglia di vivere) si ritrova facendo leva su quel gigantesco serbatoio di risorse interiori che ognuno possiede e a cui, stranamente, non si presta mai abbastanza attenzione (si è incapaci di attingere): desiderio, passione, divertimento, piacere.</p>
<p><strong>Quando ci si sente sfortunati, spenti, colpiti da una perdita, delusi o vittime di una ingiustizia immotivata</strong>, lasciarsi coinvolgere in qualcosa che dia veramente una svolta e un senso alla vita è la prima strategia comportamentale da mettere in cantiere (da soli quando il fenomeno è leggero o, se si vuole, con uno psicoterapeuta quando la situazione è piuttosto significativa, confusa ed invalidante). Si ricorda, inoltre, che la condizione di tristezza non può essere cancellata magicamente con il “pensiero positivo” o con la “forza di volontà”, perché se il processo razionale è errato o disturbato anche il suo prodotto porta inevitabilmente a conclusioni fuorvianti e di sofferenza.</p>
<p>Alla larga, quindi, dai saccenti improvvisati che con qualche suggerimento o metodica terapeutica estemporanea garantiscono, col rischio di cronicizzate il fenomeno e creare più danni, facili soluzioni.</p>
<p><strong>Sarà inoltre fondamentale &#8211; proprio per evitare di intasare ulteriormente il cervello di inutili detriti e, quindi, riappropriarsi dell’immagine più autentica di se stessi</strong> – eliminare, attraverso interventi specifici, tutta quella zavorra mentale superflua come ad esempio le parole vuote che non dicono nulla e servono solo a riempire dei momenti esistenziali insignificanti, gli incontri banali e faticosi che non danno alcuna soddisfazione, gli impegni eccessivi ed inutili che portano dritti a frustrazioni continue.</p>
<p><strong>Attenzione anche alle abitudini, ai ruoli fissi e agli schemi mentali che calcificano il cervello</strong> e portano lentamente alla tristezza più profonda. Tutti atteggiamenti che non permettono al soggetto di cavalcare l’onda del benessere, di occupare uno spazio importante nel mondo esistenziale lasciando in esso un’impronta unica e speciale che fa sentire davvero bene… colorare di piacere ogni momento della giornata: non più persona qualunque ma regista della propria vita.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail:bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Panico, i sintomi e i consigli su come fermarlo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 23:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[apparato digerente]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è una forma piuttosto complessa di disagio psichico caratterizzato dall’insorgere improvviso di angoscia acuta e incontrollabile che lascia, a dir poco, atterriti. Si presenta sulla scena in modo del tutto inaspettato, spesso senza motivi evidenti e giustificati. Assale all’improvviso con effetti devastanti sul corpo e sulla mente. Solitamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è una forma piuttosto complessa di disagio psichico caratterizzato dall’insorgere improvviso di angoscia acuta e incontrollabile che lascia, a dir poco, atterriti.</p>
<p>Si presenta sulla scena in modo del tutto inaspettato, spesso senza motivi evidenti e giustificati. Assale all’improvviso con effetti devastanti sul corpo e sulla mente. Solitamente tale stato d’animo raggiunge il picco in pochi minuti e si esaurisce del tutto nel giro di mezz’ora circa. Gambe imbizzarrite, stomaco “stretto” in una morsa, fronte madida di sudore, iperidrosi alle mani, cuore che inizia a battere a velocità insostenibile, problemi respiratori, gola strozzata, violenti spasmi, o peggio ancora, scariche diarroiche improvvise, questa è la fenomenologia raccapricciante ed interminabile di chi vive tale malessere. L’esperienza, a volte, è talmente intensa che la persona può rimanere sfinita anche per alcuni giorni. QQuesti episodi sono vissuti come un incubo, una catastrofe imminente, tanto sono le violente sensazioni di terrore e di impotenza. Le crisi di panico accompagnano, come abbiamo appena visto, diversi sintomi psicofisici: palpitazioni, sudorazione, sensazione di soffocamento, vertigini, formicolio, rossore al viso (eritrosi), paura di perdere il controllo, cambiamenti di temperatura, senso di irrealtà, dolori al petto, paura di morire, disturbi all’apparato digerente. Quando il panico diviene una consuetudine, fino a diventare una “paura della paura”, stravolgendo completamente la routine, il terrore di morire e la paura di impazzire costituiscono le premesse per una condizione di vita piena di limiti ed ostacoli.</p>
<p>L’adozione di “strategie difensive” per scongiurare tale disagio conduce lentamente a una schiavitù cronica. La persona, dominata dai cosiddetti comportamenti “evitanti” finisce col trovare un minimo di pace solo all’interno delle mura di casa (prigioniera in casa sua e rassicurata solo dai riti quotidiani). Molto spesso è quell’attenzione esagerata e quell’attesa angosciosa di un attacco successivo a far sì che la condizione di panico possa ripetersi in determinate situazioni. E’ un fenomeno che spinge ad isolarsi, a temere tutto, a volte anche le terapie. Questa “gabbia protettiva invisibile” è presente nel cervello del soggetto sotto forma di una lunga lista personale di cose che si possono realizzare oppure evitare (luoghi, incontri, cene, spostarsi, cambiamenti, situazioni emotive intense, viaggiare, confronti, prove ed esami, attese).</p>
<p><strong>Il soggetto, quindi, dominato da questa paura, altro non può fare che fissarsi sulle solite abitudini:</strong> una vita, spesso, superficiale, piena di limiti, noiosa, ripetitiva e banale… non vive più, soffocato da se stesso. Il malessere può dipendere da un comportamento non idoneo (errato), da scelte che non appartengono alla propria personalità, da una mentalità (appresa) che condiziona in maniera negativa: conformismo e comportamenti costantemente nella norma in apparenza assicurano, ma in realtà spengono perché soffocano le vere necessità ed esigenze naturali di ogni individuo.</p>
<p>Esprimere i propri sentimenti, esserne consapevoli, poterli sperimentare sempre in un clima “protetto” senza censurarli, è il primo passo per vivere in armonia con se stessi, evitando in tal modo quell’alternanza tra la maschera di “buone maniere” e il terrore di essere travolti dall’improvviso erompere di sentimenti che, per il quieto vivere, sono stati nascosti troppo in profondità. Una strada che, oltre a far salire l’ansia, porta lontano da se stessi e dritti ad una soffocante e opprimente frustrazione. Si entra, quindi in una spirale di paura: paura di stare male. Quando si è presi dall’ansia, si reagisce con paura, ed è proprio questa modalità reattiva che tiene in trappola. In questo frangente il corpo si prepara ad affrontare la situazione reale (il più delle volte solo ipotizzata, pensata): gli ormoni dello stress e l’adrenalina, entrano nel flusso sanguigno del soggetto per prepararlo a sfuggire la situazione oppure a rimanere ad affrontarla. Quanto più si è spaventati e ansiosi, tanta più l’adrenalina viene prodotta e di conseguenza si accentua, inevitabilmente, la sintomatologia (il battito cardiaco accelera, il respiro diventa affannoso, si può tremare o sudare abbondantemente).</p>
<p>In realtà, <strong>il panico arriva quando si è lontani da se stessi</strong>, si seguono modelli di vita che non sono propri, ci si sforza di aderire a qualcosa o a piacere a qualcuno… fino a consegnare la propria vita in mano ad altri e, quindi, diventare inutili. La paura di perdere l’equilibrio, il terrore di essere inghiottiti dal vuoto, la sensazione che la terra si apre sotto i piedi trascinando giù, sono tutti stati psicofisici che chi soffre di panico conosce bene: gira come un funambolo sospeso nel vuoto, e il baratro diventa un buco nero da cui fuggire sempre e comunque, finchè l’esistenza si riduce via via alla ricerca spasmodica di uno sbocco (via d’uscita)… ma non si sa bene da cosa. Emerge una vita statica, poco travolgente, caratterizzata da un tempo che non passa mai in cui la lungaggine, gli ozi (girare a vuoto), la noia e la monotonia la fanno da padroni. Una reazione che dà voce alle proprie esigenze più profonde, quel vivere che odia le abitudini, la vita pianificata e spenta. In breve, un profondo senso di inadeguatezza che, proprio perché ignorato, va a cronicizzarsi in uno stato di scontento con cui si convive o che, nelle situazioni peggiori, si tramuta in ansia, depressione o panico. Proprio per queste ragioni, alcune scuole di pensiero, ipotizzano che gli attacchi di panico siano generati da schemi mentali caratterizzati da percezioni distorte della realtà, pensieri automatici e convinzioni errate. Non sempre comunque una profonda emozione è sinonimo di attacco di panico.</p>
<p>Quando è presente un motivo reale a giustificare l’ansia, come ad esempio affrontare una semplice situazione problematica o sostenere un esame, siamo alle prese con un timore o una paura. Per quanto possa essere sgradevole la paura è un’emozione indispensabile perché prepara in maniera adeguata, attraverso la produzioni di neurotrasmettitori, ad affrontare le difficoltà del momento.</p>
<p><strong>Cosa fare. </strong>Il raggiungimento del benessere dipende dalla capacità di abbassare il livello d’ansia e, naturalmente, di mantenerlo basso. Questa condizione può essere raggiunta attraverso metodiche terapeutiche basate su tecniche distensive e concentrative ad orientamento psicosomatico. Con queste tecniche non solo è possibile “gestire” sensazioni ed emozioni, ma anche fermare il chiacchiericcio mentale. I metodi terapeutici distensivi (ipnosi medica, moxa, massaggio psicosomatico, rilassamento frazionato) non solo affrontano la sintomatologia in atto ma risultano fondamentali a livello di prevenzione.</p>
<p>Un altro intervento qualificato sarà quello di agire sul respiro che è sempre in sintonia con le proprie emozioni spiacevoli e/o piacevoli. Una persona calma ha il respiro lento e profondo, una persona che soffre di panico, invece, respira in maniera superficiale ed accelerata, attivando in tal modo manifestazioni fisiologiche alterate ed esagerate. Agire sul respiro, pertanto, aiuta ad interrompere quel circolo vizioso che caratterizza il fenomeno panico.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel, 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Superare i momenti di disagio, di infelicità o di profonda tristezza</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 23:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Momenti di disagio, di infelicità o di profonda tristezza sono eventi che si verificano continuamente nella vita quotidiana, ma quando questi sentimenti hanno una certa continuità e predominanza (settimane, mesi), impedendo alla persona di tornare a sorridere alla vita, potrebbero rilevare la presenza di uno stato depressivo. E’ un’alterazione significativa del tono dell’umore, un fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Momenti di disagio, di infelicità o di profonda tristezza sono eventi che si verificano continuamente nella vita quotidiana, ma quando questi sentimenti hanno una certa continuità e predominanza (settimane, mesi), impedendo alla persona di tornare a sorridere alla vita, potrebbero rilevare la presenza di uno stato depressivo. E’ un’alterazione significativa del tono dell’umore, un fenomeno che influenza mente, corpo e  comportamento. Si ha l’impressione di aver perso il “filo” della propria esistenza: qualsiasi avvenimento si prospetta come problema, non si sa scegliere e anche quando lo si fa, rimane il dubbio di non aver fatto la scena giusta. Tra i sintomi rilevatori troviamo profonda tristezza, isolamento, inappetenza o fame morbosa, mancanza di energia, affaticabilità o senso di spossatezza, senso di colpa, perdita di piacere o d’interesse in attività prima gradite, difficoltà di concentrazione, trasformazione peggiorativa dell’umore e degli affetti. In queste condizioni diventa davvero difficoltoso portare avanti le normali attività quotidiane e gli atteggiamenti prevalenti sono quelli del non fare, della rinuncia, del pessimismo, della preoccupazione e dell’inadeguatezza. Tale stato, spesso, è accompagnato da sensazioni corporee spiacevoli, ovvero una testimonianza fisica della sofferenza depressiva (vuoto interiore, oppressione allo stomaco, problemi intestinali e digestivi, riduzione della salivazione). La depressione reattiva, dura in genere qualche mese, poi regredisce. Con la ripresa,  la mente e il corpo tornano alla normalità. All’inizio è presente solo una vaga sensazione di debilitamento psico – fisico. L’organismo per l’impulso di sopravvivenza cerca di reagire al dolore. I neurotrasmettitori (serotonina), inviando segnali elettrici da una cellula nervosa all’altra, attivano alterazioni neuronali capaci di influire sui comportamenti. I soggetti &#8211; sopraffatti dalle difficoltà, stress, delusioni, tradimenti e abbandoni &#8211; si chiudono in se stessi, rimandano impegni, appuntamenti ed evitano di prendere decisioni. Spesso il depresso si colpevolizza sentendosi, da meno degli altri oppure, peggio ancora, un enorme peso. Manca veramente la voglia di uscire, incontrare gente, fare nuove esperienze: è un misto di paura e senso di impotenza di fronte alle piccole e grandi prove della vita. Insoddisfazione e malinconia sono impressi sul viso, tra l’altro, perennemente imbronciato. Si trascina in continuazione senza trovare nulla che valga la pena di fare, la fiamma sessuale e le fantasie erotiche calano fino a spegnersi. Mentre i sensi di colpa si impossessano della mente come un tarlo che rode ossessivamente dando origine ad una feroce ed estenuante autocritica. Persino le funzioni fisiologiche appaiono rallentate. L’attività intestinale si va piano piano riducendo, come se il corpo volesse trattenere per sé quelle poche risorse rimaste. Il cuore si gonfia di profonda tristezza, insoddisfazione e malinconia generando quell’insostenibile pesantezza del vivere. Il sonno spesso eccessivamente ricercato, diviene un alibi perfetto per non affrontare gli impegni della vita. I muscoli, poi, doloranti, se non bloccati, diventano gli “alfieri” della radicale opposizione al cambiamento. Il depresso è sconvolto dai ricordi, dalle critiche a ciò che ha fatto, dalle parole che ha detto, dalle occasioni che non ha mai sfruttato al meglio, dai rimpianti e dai lamenti: tende, infatti, ad invischiarsi in ricordi da cui non sa liberarsi o nostalgie di un tempo che mai più tornerà. L’umore nero altro non esprime che la perdita assoluta di speranza, di creatività e di rinuncia alle aspirazioni… sembra che il soggetto stia espiando, sia alle prese con una profonda penitenza. E’ immerso in una sorta di torpore, di apparente catalessi: un segnale che si sta rinunciando alla vita. La depressione, spesso, trova terreno fertile quando si è intasati di inutili pensieri e sensi di colpa che portano fuori strada. Lo stato depressivo, paradossalmente, costringe a separarsi da un mondo che si sente vuoto, individua un palcoscenico di manichini e di modelli di vita fasulli. Non essere più interessati alle solite cose che stanno attorno; un disagio che, chiudendosi in se stessi, allontana dalle cose futili, con l’intento di fare ritrovare la propria vera identità. In breve, allontanarsi da tutto perché si è appesantiti da un fardello di cose inutili a cui si è impropriamente attaccati. A volte, in certe forme, la depressione può essere un grande alleato in quanto allontana il soggetto da eventi esteriori che non permettono di trovare il vero senso della vita. Cosa fare. I trattamenti efficaci contro la depressione sono tantissimi ed è facile avere le idee confuse. Il primo passo, comunque, nel controllare questo malessere è sapere: la depressione non va vinta, come molti pensano, con le proprie forze, il coraggio e con buona volontà. E’ fondamentale, inoltre, avere presente che qualsiasi forma depressiva, se si interviene nel modo giusto, guarisce. Gli obiettivi di alcune metodiche terapeutiche, sono di riconoscere le distorsioni di pensiero e della percezione alla base dell’umore depresso e, nel contempo, di individuare i comportamenti che lo rinforzano. Gran parte del tempo di un depresso è occupato da pensieri tristi connessi alla propria condizione, a se stesso e al futuro che lo attende; si sente inutile, in colpa, deprecabile, noioso e destinato ad una vita infelice. Tale stato è indotto proprio dalla condizione depressiva, che influenza e distorce i pensieri e il modo di vedere gli eventi per cui ogni fatto, commento, sensazione, è vissuto come una conferma tangibile della propria inadeguatezza. L’obiettivo principale sarà quello di acquisire una prospettiva più ampia, un diverso punto di vista sul problema, e considerare  i “pensieri automatici negativi” in maniera realistica: distorsioni cognitive della realtà prodotte dalla depressione. Un altro aspetto fondamentale è interrompere il circolo vizioso di inattività e perdita di piacere nelle cose; spezzare questa sequenza di disperazione e restituire il controllo della coscienza.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Il tedio della vita: l&#8217;ansia. I sintomi e come affrontarla</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ansia è una condizione interiore di allarme, tensione, incertezza, irrequietezza, paura che si può esprimere attraverso il panico, tachicardia e tremore diffuso. E’ uno stato emotivo caratterizzato dal timore, reale o immaginario, per un evento futuro, interpretato come spiacevole o pericoloso: timore che qualcosa di inquietante o di avverso stia per accadere. Di solito il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ansia è una condizione interiore di allarme, tensione, incertezza, irrequietezza, paura che si può esprimere attraverso il panico, tachicardia e tremore diffuso.</p>
<p>E’ uno<strong> stato emotivo caratterizzato dal timore, reale o immaginario, per un evento futuro, </strong>interpretato come spiacevole o pericoloso: timore che qualcosa di inquietante o di avverso stia per accadere.</p>
<p>Di solito il soggetto esibisce un’espressione timida e rinunciataria, un atteggiamento completamente privo di speranza, una gestualità, a dir poco, goffa e impacciata. Improvvisamente è preso da inquietudine, si trova in balia di una mente confusa e sotto la tirannia dell’insonnia. Assale a tradimento e si agita all’interno del corpo e della mente. Un eccitazione esagerata in cui l’individuo si adatta più lentamente agli eventi della vita. Si diventa particolarmente introversi e sempre orientati a prefigurare il peggio: tutto diventa negativo e catastrofico.</p>
<p>Nel quadro clinico ansiogeno troviamo la c<strong>ompresenza di sintomi psichici e fisici</strong>. E’ uno stato d’animo connaturale, molto comune e familiare alla maggior parte degli esseri umani. Può presentarsi con intensità diverse, da un momentaneo lieve disagio ad una paura intensa di minaccia incombente. Spesso tutto ciò produce molto disagio, degenera in un meccanismo incontrollabile, porta confusione ai pensieri e può trasformarsi in una angusta prigione emotiva.</p>
<p><strong>Può essere, a seconda delle situazioni, stimolante o paralizzante, può modificare le difese attive o invece segnalare il sorgere di un profondo disordine psichico.</strong> L’ansia, quella normale, è considerata una reazione dell’organismo che si prepara a fronteggiare, attraverso una produzione adeguata di sostanze chimiche presenti nel sistema nervoso (adrenalina e cortisolo: ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali), un problema o un pericolo (evento reale).</p>
<p><strong>Quella patologica</strong>, invece, è uno stato di tensione che perdura nel tempo anche quando la situazione problematica non è più presente: ha un effetto limitante sulle capacità intellettive e comportamentali. In questa situazione specifica l’unica cosa che si desidera è sfuggire al pericolo che incombe. A volte inizia in modo graduale con un po’di tensione, strano nervosismo, eccessiva preoccupazione per se stessi e gli altri, improvvisi e ingiustificati pianti: si è in balia al senso di impotenza e di agitazione diffusa.</p>
<p>La classificazione del malessere ansiogeno viene effettuato attraverso la natura dei sintomi e, soprattutto, la presenza o meno di una causa scatenante. Nella diagnosi risulta fondamentale distinguere l’attacco d’ansia improvviso e devastante (attacco di panico), dall’ansia scaturita da uno specifico oggetto o da una precisa situazione (fobia), dallo stato d’ansia intenso, diffuso e continuativo (ansia generalizzata). Un segnale inequivocabile dell’ansia è il famoso “nodo alla gola”. Questo sintomo si manifesta attraverso la raccapricciante sensazione fisica di soffocamento (contrazione, secchezza, difficoltà di deglutizione).</p>
<p>C’è sempre una stretta <strong>relazione tra stato d’animo e condizione fisiologica</strong> (patologie dell’apparato gastroenterico, dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiocircolatorio). I valori pressori, la funzione respiratoria, il battito cardiaco, la temperatura della pelle sono tutti fenomeni influenzati dallo stato mentale.</p>
<p>I sintomi fisici più evidenti <strong>quando il soggetto è preso da un attacco d’ansia sono:</strong> palpitazioni, dolore pulsante o trafittivo, sensazione di costrizione e difficoltà di respirare, spasmi ai muscoli del collo, mal di schiena, sudorazione, stordimento, gonfiori, nausea. Se ci si concentra un attimo su alcune esperienze della vita si scopre che non sono poi rari questi segnali fisiologici correlati con il nervosismo, come ad esempio i crampi allo stomaco prima di una prova importante oppure di un incontro galante (bruciore di stomaco, scariche diarroiche).</p>
<p><strong>Cosa fare.</strong> Tale disagio &#8211; proprio perché compromette la qualità della vita e può evolvere verso quadri clinici più seri &#8211; non deve mai essere affrontato alla leggera. Se il disturbo non viene riconosciuto in tempo, valutata la sua gravità con tempestività e trattato correttamente può protrarsi in maniera invalidante per lunghi periodi, acutizzandosi poi nei momenti in cui l’individuo è sottoposto a maggiore stress: il soggetto diserta il lavoro, annulla completamente ogni attività sociale e si isola dagli altri.</p>
<p><strong>Chiudersi in se stessi è il pericolo maggiore per chi soffre di ansia</strong>. Le persone affette da sintomi connessi alla condizione ansiogena o da un vero e proprio disturbo d’ansia traggono notevole beneficio da tutte quelle metodiche terapeutiche che aiutano a rilassarsi, le portano ad esprimere le proprie sensazioni (scaricare tutte quelle sostanze chimiche accumulate nell’esperienza ansiogena) ed insegnano delle tecniche pratiche con cui reagire a questa condizione, spesso, debilitante. Attraverso tali esperienze terapeutiche si liberano dal peso di questo continuo e pressante malessere.</p>
<p>La spiegazione dei meccanismi fisiologici coinvolti nella manifestazione ansiogena è sempre fondamentale, non solo a livello di rassicurazione, per eliminare quelle “convinzioni” che causano apprensione e preoccupazione, ma anche nella gestione della sintomatologia in atto. E’ possibile, infatti, con le opportune informazioni imparare ad alleviare e controllare i sintomi che creano questa profonda sofferenza esistenziale che schiaccia la mente e agita il corpo.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio &#8211; Tel. 0532.329012  &#8211; E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>I pensieri fissi e cattivi. Da cosa derivano e come affrontarli</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso nella mente ronza, ridonda senza sosta, qualcosa che non si riesce a gestire o bloccare. Il linguaggio popolare le chiama idee fisse per descrivere una mente “appesa” ad un chiodo fisso: un estenuante rimuginare di pensieri ricorrenti che dominano completamente la mente e creano grande sofferenza. I “pensieri fissi” sono caratterizzati da idee o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso nella mente ronza, ridonda senza sosta, qualcosa che non si riesce a gestire o bloccare. Il linguaggio popolare le chiama idee fisse per descrivere una mente “appesa” ad un chiodo fisso: un  estenuante rimuginare di pensieri ricorrenti che dominano completamente la mente e creano grande sofferenza.</p>
<p>I <strong>“pensieri fissi” </strong>sono caratterizzati da idee o immagini invalidanti ed invadenti che non abbandonano nemmeno per un istante la mente di una persona (il “tarlo” colpisce in qualunque momento: mentre si lavora, ci si diverte, si fa l’amore, si mangia).</p>
<p><strong>Compaiono improvvisamente rituali ripetitivi</strong> che emergono dal bisogno imperioso di dire cose o attivare azioni per placare l’ansia e la tensione. Sono pensieri assurdi, imbarazzanti, impropri o bizzarri che invadono senza tregua la mente e che interferiscono con quello che si sta facendo.</p>
<p>E’ un pensiero &#8211; prodotto sempre dalla propria mente &#8211; costantemente in agguato, irrompe all’improvviso pronto a sorprendere quando uno meno se lo aspetta: non è stato interpellato eppure si presenta puntuale come un orologio svizzero.</p>
<p><strong>Invade, avvelena l’esistenza, monopolizza completamente la mente e continua a scavare proprio come un parassita: </strong>una vera e propria ossessione da cui il soggetto non riesce a liberarsi.  Non si è più padroni in casa propria: la mente diventa un territorio di confine, un terreno di facile conquista. Sono i dittatori della mente che non mollano mai e si focalizzano su: soldi, gelosia, igiene, pulizia, carriera, sesso, abbigliamento, difetti fisici, invidia, salute.</p>
<p><strong>Il “tarlo” è un meccanismo subdolo</strong>, fastidioso e strisciante che si impossessa della mente senza alcuna possibilità di appello: diffonde amarezza e inquina lentamente l’umore quotidiano. Abitualmente tale condizione mentale è riconducibile alla struttura caratteriale dell’individuo.</p>
<p>Molto spesso i “pensieri cattivi” si nascondono nelle pieghe di una vita noiosa, priva di slancio vitale, sempre uguale a se stessa. Sono pronti lì, in agguato, per aggredire quando meno ce lo aspettiamo e per bloccare completamente le nostre potenzialità. Ogni situazione diventa una minaccia e sicura fonte di preoccupazione destabilizzante. Per evolvere, però, ha bisogno di un “terreno fertile”, idoneo a tale processo.</p>
<p>Le idee ricorrenti, infatti, colpiscono soprattutto soggetti con tratti caratteriali “esagerati” connessi a:<strong> meticolosità, controllo, ordine, rigidità mentale, parsimoniosità, perfezionismo.</strong></p>
<p>Alcuni soggetti, perennemente spaventati, dubitano di tutto ciò che li circonda scontrandosi continuamente con i cambiamenti esistenziali; l’inevitabile mutevolezza del vivere, spesso, viene vissuta con sospetto e diffidenza. Paradossalmente sono spinti a diffidare dei propri occhi, delle proprie conoscenze o del proprio buon senso: dubitano di tutto ciò che vedono e di tutto ciò che sanno, devono controllare o eseguire continuamente estenuanti rituali.</p>
<p>In questo modo i “tarli” diventano un vortice di energia inespressa, trattenuta e deviata in un circuito (nervoso) senza uscita. Fatto veramente curioso è che tutte le idee ricorrenti possono dissolversi di colpo e in maniera spontanea, quando viene dato spazio alla novità e, soprattutto, si è coinvolti  in qualcosa di entusiasmante (attività piacevole). Il corpo prende in consegna, pagando uno scotto altissimo,  tutte le anomalie (idee fisse) biochimiche cerebrali.</p>
<p>Quando il cervello perde la sua libertà, sotto il dominio di un padrone senza scrupoli, che  blocca l’energia attraverso i pensieri ossessivi, il corpo paga aprendo la strada a vari disturbi e malattie (la mente bloccata nelle sue elementari espressioni può colpire: fegato, pelle, polmoni, testa, cuore, intestino, muscoli, ossa, sistema immunitario). Le idee fisse modificano in profondità le funzioni neurofisiologiche: si consuma in maniera inappropriata tutte le risorse psichiche.</p>
<p><strong>Quando il fenomeno dilaga nella mente</strong>, non solo modifica le funzioni biochimiche fisiologiche, ma anche tutto il mondo relazionale, i rapporti sociali si tingono di colori cupi come se le relazioni con gli altri fossero continuamente alterate e deformate da una potentissima lente di ingrandimento. Le persone affette da questo disagio tendono ad isolarsi e con l’aggravarsi dei sintomi fanno davvero fatica a lavorare e instaurare rapporti normali con gli altri.</p>
<p><strong>Cosa fare.</strong> L’obiettivo principale della terapia consiste nell’alleviare l’ansia e, spesso, alcuni tratti depressivi, in modo tale da diminuire la frequenza dei pensieri e dei comportamenti coatti. Per gestire questi malesseri esistenziali (addormentare il tarlo), comunque, è fondamentale che il soggetto si dedichi a tutte quelle cose piacevoli e gratificanti  che, da tempo, ha lasciato in sospeso, ovvero realizzare quei progetti che per pigrizia o per il quieto vivere ha sempre rimandato: dare spazio ad interessi ed alle vere passioni (le scelte e le decisioni liberano sempre l’energia rimasta imprigionata nella mente).</p>
<p>Ciò è indispensabile per togliere potere ai “tarli”, che si sono impropriamente impadroniti della mente, e dare spazio a qualcosa di gradevole. che procura soddisfazione e che rende orgogliosi… perché, sicuramente, il senso della vita non è solo espiazione e sofferenza. Siamo sempre noi i padroni e gli artefici dei nostri atteggiamenti, dei nostri gesti, delle nostre ambizioni, delle nostre abitudini, delle nostre azioni e  non i “vampiri” della mente.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Ipocondria: perché aumenta il timore di ammalarsi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ipocondria &#8211; chiamata dagli addetti ai lavori anche patofobia &#8211; è una preoccupazione esagerata ed irragionevole per il proprio stato di salute. Tale sensazione può essere scatenata da sintomi transitori di minima entità o, nei casi più gravi, senza un preciso riferimento organico. In alcune situazioni i timori e le preoccupazioni, oltre a diventare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ipocondria &#8211; chiamata dagli addetti ai lavori anche patofobia &#8211; è una preoccupazione esagerata ed irragionevole per il proprio stato di salute. Tale sensazione può essere scatenata da sintomi transitori di minima entità o, nei casi più gravi, senza un preciso riferimento organico. In alcune situazioni i timori e le preoccupazioni, oltre a diventare il fulcro dell’esistenza, sono talmente devastanti da ostacolare qualsiasi altra attività.</p>
<p><strong>La paura esagerata, la convinzione, o la preoccupazione di avere una malattia </strong>incurabile spesso può riguardare le funzioni somatiche normali: battito cardiaco, la sudorazione, sbalzi di temperatura, digestione lenta, oppure qualche alterazione fisica di scarsa importanza come ad esempio un semplice raffreddore.</p>
<p>Il soggetto interpreta ed amplifica tutte le sensazioni fisiologiche come prova di una grave patologia: diventa sempre più vigile e con il passare del tempo questa particolare attenzione si trasforma in preoccupazione. La minima irregolarità corporea può produrre apprensione ed allarmismo.</p>
<p>Quella reazione fisiologica percepita come sgradevole occuperebbe, man mano che passa il tempo, nel vissuto e nella fantasia dell’ipocondriaco, un rilievo sempre maggiore. E’ una storia centrata su continue ed inutili visite mediche: una relazione piena di rancori e senso di frustrazione bilaterali. A volte si sviluppa una vera e propria collusone con la “vittima” di turno, denigrando e mettendo in dubbio la professionalità dei precedenti professionisti cui si era rivolto. I soggetti che presentano questo malessere, infatti, il più delle volte, sono convinti di avere di fronte scarsa professionalità oppure di non ricevere cure adeguate. A dire il vero, però, pare che questi soggetti siano più interessati ad ottenere una diagnosi a tutti i costi piuttosto che un sollievo vero e proprio della sintomatologia in atto.</p>
<p>A volte, invece, provano tante terapie senza seguirne realmente nessuna.  Più si diventa ansiosi più le sensazioni fisiologiche notate si allargano, creando un devastante circolo vizioso. Spesso sviluppano tratti depressivi in quanto soffrono senza riuscire a trovare, a loro dire, un trattamento qualificato. Molti si adirano quando non riescono a dar sollievo alle loro sofferenze o della frustrazione scaturita dalla inequivocabile realtà diagnostica e all’impazienza degli specialisti: un vero e proprio scontro tra medico e paziente. Il fenomeno persiste nel tempo nonostante le procedure mediche diano esito negativo. Questa convinzione è talmente radicata nella mente del soggetto che resiste a qualsiasi rassicurazione da parte dei vari medici e anche di fronte a numerosi referti ed esami di laboratorio negativi.</p>
<p>Il soggetto non riesce più a concentrarsi sul lavoro e sulla famiglia per la paura e la convinzione di avere una grave patologia non diagnosticata: naviga interrottamente su internet alla ricerca di esami ed eventuali terapie cui sottoporsi.  Il malessere fisico, spesso, può essere usato per esercitare una forma di pressione o controllo sulle relazioni interpersonali (familiari, amici, ambiente sociale). Una volta che gli esami clinici non hanno rilevato anomalie fisiche i familiari potrebbero essere tentati a liquidare tali sensazioni come fisime.</p>
<p>Da queste reazioni inizia il vero conflitto: il soggetto non compreso inizia a “peggiorare” attraverso i sintomi fisici (malattia come rifugio). Queste continue preoccupazioni per lo stato fisico possono creare profonde tensioni all’interno della famiglia, che spesso si stanca di ascoltare lamentele ingiustificate. I membri della famiglia, oltre ad allontanarsi dal rapporto, potrebbero risentirsi per le ore tolte al lavoro, le energie e il denaro che il soggetto investe nella preoccupazione eccessiva per la salute.</p>
<p><strong>Cambiare schema mentale e stile di vita è davvero faticoso</strong>; meglio restare a “piagnucolare” sui propri malesseri, coinvolgendo il più possibile coloro che stanno vicino, lamentandosi per sentirsi accuditi e protetti (come avveniva da bambini). In realtà è un mezzo, inconsapevole da parte del soggetto, per sfuggire &#8211; in quanto modalità regressiva socialmente consentita &#8211; ad una vita che non dà più felicità e che, purtroppo, si deve continuare a subire finché, ironia della sorte, c’è la “salute”.</p>
<p><strong>Paradossalmente l’ipocondriaco rischia di rimanere isolato</strong> proprio quando avrebbe maggior necessità  di comprensione e di sostegno. Cosa fare. La prognosi è decisamente migliore per tutti coloro che si sottopongono a un trattamento subito dopo l’insorgere dei sintomi ipocondriaci, piuttosto che inseguire ossessivamente trattamenti generici. Qualsiasi valutazione per questo disagio deve iniziare con un’indagine completa della sintomatologia allo scopo di escludere immediatamente eventuali patologie. Importante sarà sviluppare un transfert positivo in modo tale che il soggetto possa desistere alla tentazione di accumulare diagnosi inutili, peregrinare da ambulatorio ad ambulatorio oppure, cosa più grave, diventar facile preda ad improvvisate fattucchiere senza scrupoli.</p>
<p>Questo intento può essere raggiunto attraverso un calendario con scadenze regolari di visite e controlli; tale programma oltre ad avere effetto rassicurante dà la possibilità di verificare che certe condizioni non sono per niente mutate. Solo nel caso in cui emergono sintomi nuovi sarà allora necessario un’altra breve indagine.</p>
<p><strong>L’obiettivo della terapia</strong>, parallelamente ad indagini cliniche, dovrebbe comunque spostarsi gradualmente dalla sintomatologia manifestata verso questioni di carattere personale o sociale e alla capacità di svolgere le normali attività lavorative. I sintomi fisici sono molto comuni e solo una piccola percentuale possono causare patologie. Sarà utile, proprio perché l’ipocondriaco ha perso il contatto con il proprio corpo, insegnare i rapporti che intercorrono tra le emozioni ed i sintomi corporei, compresi i meccanismi neurofisiologici coinvolti nello stress.  Far capire che prestare attenzione eccessivamente ai sintomi altro non si fa che intensificarli (proprio per i meccanismi neurofisiologici).</p>
<p>Altro aspetto qualificante sarà quello di insegnare tecniche terapeutiche di “distrazione” e, soprattutto, di controllo dello stress.</p>
<p>Bonipozzi dott.. Claudio Tel 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it</p>
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		<title>Il rapporto tra Sessualità e alimentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mangiare, cibo, dieta, alimentazione corretta, apparire bene, stare in quella taglia, dimagrire, e ancora dimagrire… tenute insieme da un sottile filo, queste parole ci bombardano continuamente dai media senza scrupoli, sono argomenti dominanti dei nostri discorsi, soprattutto nell’avvicinarsi delle vacanze e della prova “costume da bagno”. . Il cibo ha un forte impatto sessuale su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiare, cibo, dieta, alimentazione corretta, apparire bene, stare in quella taglia, dimagrire, e ancora dimagrire… tenute insieme da un sottile filo, queste parole ci bombardano continuamente dai media senza scrupoli, sono argomenti dominanti dei nostri discorsi, soprattutto nell’avvicinarsi delle vacanze e della prova “costume da bagno”. .</p>
<p><strong>Il cibo ha un forte impatto sessuale </strong>su mente e corpo: è un tranquillante naturale, produce endorfine, calma e distende <em>(non è raro che quando manca il sesso ci si butti  sul cibo).</em> Mangiare non è solo una necessità fisiologica, ma appaga i sensi, quindi porta piacere. Cibo e eros sono da sempre un binomio molto forte: chi è avanti con l’età, spesso tende a compensare una scarsa attività sessuale esagerando con il <em>cibo (hanno la stessa localizzazione cerebrale, gli stessi ormoni).</em> Sono parenti stretti, in quanto hanno molto in comune, anche se spesso la loro convivenza non è sempre la migliore: servono a socializzare, rappresentano dei piaceri intensi e, soprattutto,  sono a portata di mano <em>(facilmente abbordabili)</em>.</p>
<p><strong>Ma cosa lega tra loro erotismo e alimentazione ?</strong> Se prendiamo in esame la dipendenza alimentare come la bulimia, queste due realtà, tra loro, non sono poi così distanti. Il soggetto affetto da bulimia infatti è un po’ come un “ninfomane alimentare” e segnala come in queste situazioni estreme <em>(patologia alimentare)</em>, la bocca e il cibo si carichino di valenze che vanno ben oltre la loro funzione naturale.</p>
<p>L’attacco di fame di chi soffre di bulimia ha un forte significato simbolico: riempire un vuoto affettivo e placare l’ansia. Nell’adolescenza questi soggetti possono avere una sessualità inesistente, ma nell’età adulta l’eros può emergere in maniera frenetica e compulsiva simile, appunto, ad un attacco di fame.</p>
<p><strong>Il rapporto tra alimentazione e sessualità è stretto e profondo: </strong> sono le più importanti fonti energetiche alle quali l’individuo attinge. Anoressia <em>(sessualità inesistente)</em> e bulimia due manifestazioni estreme nel rapporto sbagliato con il cibo. Da una parte il rifiuto totale, fino alla denutrizione e all’autosoppressione, dall’altra l’estrema difficoltà a controllarsi, il bisogno di ingozzarsi di qualsiasi cosa, salvo poi vomitare tutto per il terrore di ingrassare. In entrambe le situazioni, comunque, quello che il soggetto si nega è il piacere del proprio corpo, perché la conseguenza delle patologie alimentari si concretizza in un’immagine fisica che perde, per eccesso di magrezza o viceversa di adipe. In pratica, come la frigidità/ninfomania, così come la bulimia/anoressia.</p>
<p>La <strong>bulimia </strong>pare infatti impersonare una figura arrendevole e oppressa, incapace di negare e di negarsi; l’anoressica al contrario, è una tragica immagine autosufficiente, che con il forte controllo di se stessa domina ogni tipo di necessità. In realtà, i problemi alimentari hanno come rovescio della medaglia i disturbi sessuali. Di tutto ciò, ovvero di questa confusione tra il mondo della sessualità e cibo, possiamo trovare conferme in altri campi.</p>
<p><strong>Il linguaggio parlato, i modi di dire</strong>,  ci aprono uno scenario davvero significativo in cui è possibile trovare associazioni importanti tra aspetti erotici e alimentari: “<em>Ti mangerei di baci</em>”, forse è l’espressione più comune. L’associazione inoltre tra prodotti alimentari e parti anatomiche collegate al sesso si perde nella notte dei tempi <em>(frutto del fico: cacciata dal paradiso, stretta relazione tra cibo e sesso; uccelli, pisello, fava)</em>. Come dire che la libido che ci governa può rivelarsi un nutrimento importante al pari <em>(se non più)</em> di ciò che ingeriamo dalla bocca. Due modi di nutrirci dunque: uno transita attraverso la materia, l’altro scaturisce da una fonte più profonda di energia <em>(endorfine).</em></p>
<p>Per capire meglio questa affermazione è sufficiente riportare la propria memoria ai primi innamoramenti, che fanno sentire carichi di energia. Anche praticare il sesso in maniera soddisfacente riempie di felicità, voglia di vivere e, sicuramente, fa dimenticare la stanchezza quotidiana. Come nel cibo si è trascinati dal gusto o dominati dalle voglie, anche nel sesso c’è modo e modo di <em>viverlo (a seconda del periodo storico: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia)</em>: con irruenza, dolcezza, affettività, fretta, passività. Esiste una sessualità focosa in cui la parola d’ordine è tutto e subito.</p>
<p>Un’irruenza esplosiva molto veloce che altrettanto in fretta svanisce. Questo soggetto, con tratti collerici, è incline ad eccessi di attività sessuale, salvo a trascorrere periodi di apparente apatia o totale indifferenza. L’immagine che evocano questi soggetti è quella di un rudimentale lanciafiamme, con i suoi bagliori improvvisi ma che cessano bruscamente. C’è poi una sessualità con tendenza a svolazzare da fiore in fiore, brucare continuamente in altri pascoli, ovvero un soggetto che ama spaziare in giro, soffermandosi solo il tempo necessario per concludere e riprendendo il volo non appena ha il sentore di un legame duraturo. Anche il modo di alimentarsi può fornire alcuni elementi conoscitivi sulla sessualità di un soggetto. Mangiare in fretta, non assaporando e gustando il cibo, probabilmente  mostra la stessa modalità nell’attività amatoria <em>(eiaculazione precoce</em>).</p>
<p>Chi invece assapora e si gusta il cibo evidenzia la stessa passione nel sesso, gode e si lascia avvolgere da tutte le sensazioni corporee senza censurare le emozioni che esse provocano. Un antico proverbio latino recita: “Senza Bacco <em>(vino)</em> e Cenere <em>(cibo)</em>,  si raffredda Venere <em>(amore)</em>. E infine una piccola curiosità… “<em>Frullato energizzante</em>” da assumere un paio d’ore prima dell’attività in questione: Frullare insieme un bicchiere di latte, un cucchiaio abbondante di germe di grano, una banana media e, senza esagerare, miele di acacia.</p>
<p><em>NB: Le informazioni e le indicazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi e terapia specifica. Il presente lavoro pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.</em></p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel 0532.329012 – E mail: <a href="mailto:bonipozzi@libero.it" target="_blank">bonipozzi@libero.it</a></p>
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		<title>Vincere i più comuni disagi quotidiani</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 12:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo storico, caratterizzato da una profonda crisi economica e segnato da un indiscutibile declino dei valori tradizionali, le sensazioni negative che rendono spiacevole la vita sono all’ordine del giorno. Tutto cambia con estrema rapidità. Le convinzioni, i modi di pensare, il senso di precarietà, i fenomeni in costume, l’amore, l’aggressività, determinano una cultura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo storico, caratterizzato da una profonda crisi economica e segnato da un indiscutibile declino dei valori tradizionali, le sensazioni negative che rendono spiacevole la vita sono all’ordine del giorno.</p>
<p>Tutto cambia con estrema rapidità. Le convinzioni, i modi di pensare, il senso di precarietà, i fenomeni in costume, l’amore, l’aggressività, determinano una cultura imprevedibile, confusa e provvisoria sul domani. Si diventa sempre più vulnerabili alle novità della vita. La realtà circostante si colora intensamente di sensazioni negative e di avvenimenti spiacevoli. Tale fenomeno tocca, in modo differente, ogni individuo.</p>
<p>Ed ecco, all’improvviso, comparire una serie di scomodi e sgradevoli compagni di viaggio: la <strong><em>paura</em></strong> di perdere quello che si è conquistato nel tempo, rende la vita sempre più invivibile, <strong><em>l’ansia</em></strong> per un futuro incerto rende apprensivi e fa girare a vuoto, un <strong><em>senso di impotenza</em></strong> per il timore di non riuscire cambiare le cose fa sentire inadeguati e a corto di energia,  la <strong><em>rabbia</em></strong>, che aumenta per le ingiustizie subite, si fa sempre più distruttiva, l’<strong><em>insicurezza</em></strong>, rigorosamente collegata a tratti depressivi, fa scivolare sempre più in uno stato di buio assoluto e di totale apatia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong><em>paura </em></strong>è una sensazione piuttosto diffusa in certi momenti di crisi. Dopo tanti sforzi per raggiungere una tranquillità economica e sociale, ecco che si rischia di perdere improvvisamente tutte quelle condizioni di benessere acquisite nel tempo.</p>
<p>La paura è un modo fisiologico di reagire alle novità o a tutto ciò che turba l’equilibrio. Quando la convinzione di aver perso l’appoggio esterno, che caratterizzava e sosteneva la propria esistenza, si fa sempre più dilagante, si crea una condizione che finisce per annichilire l’individuo che si trova immobile, disorientato e terrorizzato di fronte a qualunque cosa possa riservargli il futuro. Queste paure, secondo la medicina psicosomatica, possono esprimersi a livello somatico attraverso vari disturbi come: calcoli renali, pollachiuria, colite e incubi notturni. <strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare.</em></strong> Alcune strategie terapeutiche cognitive, basate sulla concretezza e sulla realtà, aiutano ad allontanare i timori e i fantasmi del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong><em>ansia</em></strong>, invece, è la paura senza oggetto specifico. Si vive nella dolorosa attesa di un pericolo indefinito ed imprevedibile. E’ caratterizzata da un’inspiegabile ed immotivata frenesia: il soggetto si sente un po’ strano, il cuore batte velocemente, la gola è contratta, manca il respiro e, all’improvviso, si trova madido di sudore. E’ un fenomeno di grande agitazione che, oltre a scatenare un grande timore per la propria salute, si insinua nella quotidianità producendo stanchezza e malesseri diffusi. Anche in questa condizione emotiva ci si sente ingabbiati, i ritmi naturali vengono completamente sconvolti e possono comparire: palpitazioni, insonnia, sudorazioni, eiaculazione precoce, dispareunia e disturbi alimentari. <strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare</em>.</strong> Con semplici esercizi distensivi psicosomatici è possibile ritrovare il ritmo giusto e la propria serenità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong><em>senso di impotenza</em></strong> emerge quando la persona, di fronte anche ad un problema di poco conto, è bloccata dalla convinzione di non potercela fare o di non avere sufficienti energie per terminare un progetto che, improvvisamente, appare inaffrontabile: tutto sembra impossibile a realizzarsi. La paralisi è totale: amarezza e delusione aumentano in maniera esagerata, e ben presto il senso di impotenza lascia il posto ad un’amara rassegnazione; in questa condizione prende corpo la convinzione che la vita non riservi più nulla di interessante. Questa sensazione si esprime nel corpo attraverso: aritmia cardiaca, impotenza e frigidità, perdita di capelli e astenia. <strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare</em>.</strong> Poiché sono sensazioni difficili da sradicare sarà utile suddividere tutti gli impegni della vita quotidiana in piccole tappe in modo tale da ottenere non solo un risultato immediato e, quindi, la conferma delle potenzialità, ma soprattutto ritrovare, man mano che si raggiungono i risultati,  l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità. Un altro atteggiamento che spesso si accompagna a sofferenza piuttosto diffusa è la tendenza a frenare o soffocare l’espressione di <strong><em>rabbia</em></strong> che le varie situazioni quotidiane possono fare insorgere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni ambienti sociali suggeriscono di reprimerla e di controllarla dando, in tal modo, un volto negativo e non costruttivo dell’aggressività. Molte persone, infatti, anziché “sbottare” di fronte a situazioni ingiuste ingoiano completamente la rabbia e il risentimento. Questi sentimenti, però, non essendo completamente “neutralizzati”, continuano a ribollire determinando nel soggetto una forte tensione invalidante. Ecco allora che, continuando ad accumulare rabbia senza sapere come esprimerla, il corpo prenderà in consegna tale disagio emotivo. Per dare libero sfogo all’aggressività il corpo avrà una propria modalità espressiva specifica: cefalea martellante, crampi muscolari, gastrite, esofagite da reflusso, eczema alle mani. <strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare</em>.</strong> Per questa emozione l’intervento terapeutico principale sarà quello di sciogliere completamente le tensioni e decomprimere tutti gli organi troppo sollecitati da istanze aggressive non adeguatamente espresse. Attraverso alcune metodiche terapeutiche immaginative sarà possibile entrare in contatto con gli aspetti più costruttivi del sentimento di rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong><em>insicurezza</em></strong> è una condizione psicologica che si manifesta col timore che “manchi la terra sotto i piedi”. Le preoccupazioni, i timori e i vari malesseri generalizzati, quando il futuro appare incerto, sono più che “giustificati”: ci si sente smarriti, sfiduciati ed insicuri. Si ha la sensazione che da un momento all’altro alcuni eventi della vita possano sovvertire in maniera drammatica il corso della vita. Non avendo più nessun punto rassicurante si è completamente in balia degli eventi e, quindi, presi dal dubbio si è incapaci di fare scelte adeguate. Una condizione, questa,  che si accompagna spesso ad alcuni sintomi che traducono nel corpo questo stato di preoccupante insicurezza: vertigini, bulimia, cefalea, disturbi oculari. <strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare</em>.</strong> Per questo disturbo esistenziale saranno utili tutte quelle metodiche terapeutiche rivolte a migliorare le condizioni di autostima.</p>
<p>Bonipozzi dr. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail: <a href="mailto:bonipozzi@libero.it" target="_blank">bonipozzi@libero.it</a></p>
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		<title>Gli amori estivi. Come salvare la coppia dalle tentazioni della bella stagione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 12:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VivoFerrara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[incanto]]></category>
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		<description><![CDATA[L’estate non è soltanto la stagione più calda dell’anno o il periodo di vacanza più desiderato dai lavoratori ma anche un  momento di intense passioni. Tutto avviene in breve tempo, l’attrazione sessuale e la liberazione erotica scoppiano improvvisamente travolgendo le persone in pochi istanti. Per alcuni è il momento giusto per provare emozioni nuove: amori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’estate non è soltanto la stagione più calda dell’anno o il periodo di vacanza più desiderato dai lavoratori ma anche un  momento di intense passioni. Tutto avviene in breve tempo, l’attrazione sessuale e la liberazione erotica scoppiano improvvisamente travolgendo le persone in pochi istanti. Per alcuni è il momento giusto per provare emozioni nuove: amori che fanno la loro comparsa all’improvviso e divampano come un enorme falò.</p>
<p>Questa grande passione si può esprimere con la stessa rapidità ed intensità di un fulmine a ciel sereno, lasciando emergere quelle componenti emotive tenute a debita distanza e sotto controllo durante tutto l’anno. Quando la vita di coppia è caratterizzata da abitudinarietà, da azioni vuote e da stanchezza generale, in vacanza, lontani dai ritmi e dalle regole della città, la sessualità spesso mostra il suo vero volto selvaggio, ovvero quella componente soggettiva che raramente si esprime nell’amore consolidato <strong><em>(spazio ad una sessualità libera ed immediata)</em>.</strong></p>
<p>L’abitudine è bene ricordare &#8211; <em>in qualsiasi settore della vita</em> &#8211; smorza gli entusiasmi, attenua la concentrazione e il coinvolgimento in ciò che si sta realizzando; in breve, spesso, fa sentire incompleti e non del tutto appagati. La vacanza, volenti o nolenti, è un momento di rottura con i soliti schemi dell’abitudine, può togliere finalmente dal “pantano”, dal banale e dalla routine, e risvegliare importanti sensazioni dimenticate o assopite: un vero tuffo nel nuovo e nella libertà assoluta <strong><em>(riscoprire il gioco e risvegliare le sensazioni corporee</em>).</strong> Tutte le proibizioni, come d’incanto, sembrano svanire completamente sotto l’influsso del solleone. Sembra di vivere in un’altra dimensione, la parola d’ordine è voglia d’allegria, totale abbandono e piena libertà. Quando cadono i piccoli divieti e le reciproche proibizioni, immediatamente l’amore estivo ne approfitta per allargare i propri confini.</p>
<p>Per molte persone la vacanza diventa realmente l’unica occasione per ascoltare le proprie esigenze, lasciare esprimere e vivere completamente la propria istintualità e, soprattutto, dare spazio alle fantasie erotiche più nascoste. E’ un comportamento compulsivo caratterizzato dalla ricerca di un piacere ormai sopito all’interno di un rapporto di coppia ormai stanco.</p>
<p>Questo fenomeno ha un profondo coinvolgimento emotivo ed è nettamente in contrasto con l’abituale atteggiamento apatico e noioso che contraddistingue gli amori cittadini<strong> <em>(ovviamente quelli vecchi</em>).</strong> E’ proprio in questo breve e fuggevole momento, vissuto lontano dal quotidiano ripetitivo, che si riscoprono non solo emozioni di un’intensità ineguagliabile ma anche momenti indimenticabili. L’atmosfera  della vacanza coinvolge anche la ricerca di indumenti particolari: abbigliamento che in altre occasioni non si oserebbe mai  indossare. Sono abiti che hanno una valenza “trasgressiva” o magari un po’ audaci ma che sono in sintonia con il clima vacanziero spensierato.</p>
<p>Finalmente si può vestire in maniera diversa, spontanea e libera,  un modo per piacere agli altri ma soprattutto a se stessi. Anche il trucco del viso si modifica fino a sembrare più appariscente, come richiamare e segnalare una certa disponibilità a nuove relazioni interpersonali. Il fascino della notte, poi, con la luna piena e il cielo stellato, facilita questo fenomeno  libertino e trasgressivo.</p>
<p>La notte buia, la luna piena, il cielo stellato, i profumi, il caldo: sono tutte sensazioni che fanno sognare e neutralizzano quella parte “diurna” dominata da regole e, spesso, colma di desideri repressi; saranno i capri espiatori di quelle travolgenti e dolci trasgressioni. Poiché le vacanze bramate e tanto sospirate sono brevi, molte persone desiderano vivere le situazioni ed emozioni in maniera più veloce ed intensa possibile. Le vacanze, infatti, diventano un palcoscenico dove vengono realizzati i desideri più profondi, quelle parti che in realtà si vorrebbe far vivere, ma che per qualche ragione <strong><em>(morale, educazione, convenienza)</em></strong> non è possibile “recitare”.</p>
<p>Ma come in tutte le belle favole anche in questo momento magico l’incanto svanisce, il rientro si fa sentire: il pensiero del ritorno interrompe drasticamente questo mondo fantastico. L’aspetto fondamentale in questa esperienza estiva è la consapevolezza che tutte le forme “trasgressive” sono delimitate e circoscritte alle vacanze. Non esiste, pertanto, in questo fenomeno estivo la dimensione di continuità che spesso è fondamentale per gli incontri cittadini.</p>
<p>La sua fine precoce, gia in partenza conosciuta, è figlia del fuoco dell’istante, dell’attrazione sessuale e della passione. Ogni incontro, infatti, con l’avvicinarsi della fine delle vacanze, è accompagnato da un senso di precarietà, ed è per questo che fino all’ultimo minuto, tra pianti e abbracci, si deve godere in fretta e il più intensamente possibile questi grandiosi momenti: il tempo sembra non bastare mai e tutto si carica di un alone di tristezza perché si ha la sensazione di perdere qualcosa di veramente importante. Si cerca in qualche modo di contenere la sofferenza della perdita, ed è in quel frangente che si scambiano confidenze, oggetti, numeri telefonici <strong><em>(ricordi da attingere nei momenti grigi)</em>.</strong></p>
<p>Il corteggiamento estivo, come abbiamo visto, è caratterizzato da ritmi e tempi diversi: non c’è tempo, se il fuoco brucia, la freccia deve scoccare all’istante. Questa esperienza, accompagnata sempre dalla spirito fantasmatico vacanziero, se priva di sensi di colpa, spesso è davvero terapeutica: rende malleabili, ammorbidisce la rigidità e annulla le diffidenze che normalmente accompagnano le relazioni interpersonali nel corso dell’anno. Ecco perché, spesso, al rientro in città, oltre ad un pizzico di nostalgia, si porta anche un po’ di “apertura”, di eccitazione e di vivacità nei rapporti interpersonali <strong><em>(partner compreso)</em></strong>.</p>
<p>Il fatto curioso in tutta questa vicenda è che l’amore del focolare <em>(<strong>calore, sicurezza, continuità</strong></em><strong>)</strong> e quello passionale <strong><em>(trasgressione, liberazione dell’istinto)</em></strong> possono tranquillamente coesistere. Ma cosa più importante è che tutte queste esperienze fatte lontano dalla città e da occhi indiscreti  possono mettere in discussione, stimolare o far rinascere, se non è stato fatto a tempo debito, un rapporto ormai congelato dalla routine e dal vecchio. Per molti, può essere veramente un’opportunità, uno scossone e uno stimolo alla riscoperta e alla continuità del rapporto… la salvezza di un rapporto ormai logoro e sfilacciato. <strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Cosa</em></strong><strong><em> fare</em>.</strong> Poiché la coppia &#8211; <em>se formata da individui spontanei ed autonom</em>i &#8211; è fonte di felicità, il lavoro terapeutico principale sarà quello di ripristinare questo stato di soddisfazione, favorire un dialogo più vantaggioso, migliorare la comunicazione e di insegnare a risolvere meglio i conflitti.</p>
<p>Bonipozzi dott. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail: <a href="mailto:bonipozzi@libero.it" target="_blank">bonipozzi@libero.it</a></p>
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