La pelle non è un tessuto, ma un vero e proprio organo. Essa, organo più grande, più completo, più interessante del corpo umano, è costituita da tre strati: epidermide, derma e ipoderma. E’ un organo ben visibile e unico, di confine, uno schermo iterattivo, un mezzo di comunicazione: costituisce il simbolo dell’identità individuale. Il fatto che non esistano due soggetti con le stesse impronte digitali è la prova dell’unicità di ogni persona. Molto spesso si parla di qualcuno che “non si sente per niente bene nella propria pelle”: ciò rileva un senso di impotenza, disorientamento, profonda insoddisfazione e perdita di identità. Permette, inoltre, di riconoscere in maniera inequivocabile lo stato emotivo di una persona. Tale organo, psicosomatico per eccellenza, ha infinite funzioni: delimitare e proteggere (primo compito), contatto, espressione e rappresentazione, sessuale, regolazione del calore, ecc. Non dobbiamo dimenticare che la pelle è il nostro limite, il nostro confine e, nello stesso tempo, attraverso essa entriamo direttamente in contatto con l’esterno. E’ un organo che rispecchia il nostro mondo interiore, rappresenta l’immagine che abbiamo di noi stessi, e lo fa in diversi modi. Ogni disfunzione interna, infatti, viene proiettata immediatamente sulla pelle. Quando si verifica qualcosa sulla cute, in maniera più o meno violenta – arrossamenti, gonfiore, prurito, ascesso, infiammazione – l’area in cui tale fenomeno si manifesta non è casuale, ma indica un processo interiore corrispondente (carta geografica dello stato di salute generale). Questo prezioso rivestimento esterno del corpo umano non mostra esclusivamente uno stato organico interno, ma in esso si estrinsecano anche molteplici processi e svariate reazioni emotive. Sono reazioni talmente imprevedibili, chiare ed evidenti che tutti le possono rilevare: rossi come un pomodoro per la vergogna e bianchi come un lenzuolo per la paura, sudare per l’agitazione, i capelli si rizzano per l’orrore e, ancora, l’emozione è tanta che può venire la pelle d’oca. In una reazione panica e nei momenti di forte tensione, solitamente, i palmi delle mani sono completamente pervasi da fastidiosi cambiamenti di temperatura e abbondante sudorazione. Il rapporto tra disagio psicologico e malattie della pelle è un fatto accertato e il linguaggio popolare ha messo in evidenza con grande saggezza questa stretta correlazione: avere la pelle dura, rischiare la pelle, mancare di tatto, non voler essere nella pelle di qualcuno, fare la pelle, salvare la pelle, è una questione di pelle, avere i nervi a fior di pelle. Non rivela soltanto la salute e la vitalità del soggetto, ma anche il suo stato d’animo, i suoi conflitti, i suoi desideri, i suoi modi di pensare, le sue credenze, la sua autovalorizzazione, le sue passioni e, soprattutto, la sua personalità: è il sito d’azione dei conflitti interiori. Ogni condizione di aggressività o repressione, ogni sovraccarico psichico o emotivo esplode violentemente all’esterno determinando, in tal modo, allergie, foruncoli, acne, eczemi, indurimenti cutanei e dermatosi. Come è stato più volte sottolineato, la pelle ben si adatta ad esprimere disadattamento, disistima, insicurezza, frustrazione, difficoltà nei rapporti interpersonali. Esprime una importante reazione difensiva come risposta ad una minaccia, reale o meno, rappresentata da profondi conflitti interiori. I disturbi delle pelle hanno quindi un senso e un linguaggio specifico: vediamo alcuni esempi. Eczema: è una particolare reazione infiammatoria che causa prurito, vescicole, gonfiore, croste e desquamazione. L’eczema psicosomatica, che si presenta senza contatti con allergeni, è connessa all’insicurezza, alla paura, all’incertezza e all’ansia. Sono a rischio le persone, che trattengono le proprie emozioni e che non riescono a manifestare apertamente la loro profonda passione e la loro grande capacità: non si esprimono perché, oltre a temere il giudizio degli altri, sono influenzati da figure dotate di autorità e di autorevolezza (bloccano creatività e talento). Orticaria: è un disturbo cutaneo caratterizzato da un’eruzione di ponfi affossati e pruriginosi. E’ un fenomeno che generalmente troviamo in persone che vivono con diffidenza e sospetto. I rapporti interpersonali sono tendenzialmente ambivalenti: hanno timore, paura, diffidenza ma allo stesso tempo sperimentano una forte attrazione. In alcuni casi il prurito segnala una forte collera trattenuta, in seguito ad una forte frustrazione inespressa che comunque non si è in grado di esteriorizzare (impulsi aggressivi inibiti). Le persone che reagiscono con irritabilità, insoddisfazione, stress, ansia ed agitazione al tormento emotivo manifestano più frequentemente sensazioni di prurito e di bruciore. Patomimia cutanea: si tratta di un danno cutaneo (lesione) provocato dal soggetto stesso. Tale “autopunizione corporale” insorge in soggetti, prevalentemente donne, pienamente consapevoli, ma con tratti psicologici assai particolari: inibizione dell’aggressività, umore depresso, forti blocchi affettivi, bassa soglia della frustrazione e profonde tendenze autoaggressive. Psoriasi: è una dermatosi cronica e recidivante; pur avendo una base ereditaria il suo decorso appare decisamente influenzato da una componente emotiva. Alcune situazioni di stress, la minaccia alla salute e alla sicurezza, sembrano inequivocabilmente coincidere con un deterioramento della condizione. Sono a rischio quelle persone che hanno vissuto in nuclei familiari i cui genitori erano assenti e anaffettivi. Chi soffre di questa dermatosi, oltre a vivere con estrema difficoltà le relazioni e gli scambi interpersonali, fa particolarmente fatica ad esprimere le emozioni e a sostenere quelle altrui.
Bonipozzi dott. Claudio Tel. 0532.329012 – E mail: bonipozzi@libero.it
NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Il presente articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.
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